Io, prigioniero in Russia

IO PRIGIONIERO IN RUSSIA

Intervista di Vincenzo Di Michele rilasciata alla Radio Internazionale Russa “La Voce della Russia”, Articolo de Il “Socrate”Recensione del Col. Roberto Fatigati Presidente dell’ Associazione Abruzzesi, Recensione della Vaccari “Filatelia storica”,Recensione di “Tutto storia”, Recensione dell’Associazione Nazionale Alpini, Recensione di “Zona”, Recensione del giornale di Rovigo ” La Voce”, Recensione della “White Land” – periodico in informazione libraria, Recensione di Grandain, Recensione de “Il Corriere di Saluzzo”, Recensione de “Il Corriere di Savigliano”, Recensione de “Il Saviglianese”, Recensione di “Unione Monregalese”, Recensione de ” LA REPUBBLICA, Intervista giornale “Il Tempo”, Recensione de “La Stampa”, Recensione de “L’Unità”, Recensione de “Il Giornale”, Recensione de “Il Giornale” a cura di giordano Bruno Guerri, Recensione de “Il Centro”, Recensione de “Il Giornale dell’Umbria”, Recensione Rivista L’ ECO DI SAN GABRIELE, Recensione de “Il Messaggero Veneto”, Recensione de “Il Periodico”, Recensione de “La Città”, Recensione de “La Città” NEW, Recensione de “Il Tiburno”, Recensione de “La Voce del Nord Est Romano”, Ascolta l’intervista a Radio L’Olgiata, Intervista giornale “Il Centro”,  Recensione del giornale di Rovigo “La Voce”, Recensione di Lucilla Sergiacomo pubblicata sul quotidiano “La Città”, La recensione di “Rivista militare dell’Esercito Italiano”

 


Un alpino della Divisione Julia, Battaglione L’Aquila. Il racconto di un reduce della Seconda Guerra Mondiale sul fronte russo, di quella che è stata definita ‘la campagna militare più sanguinosa della storia mondiale’. Nel 1942, a soli venti anni, un ragazzo abruzzese di Intermesoli, frazione di Pietracamela in provincia di Teramo, un piccolo paese alle pendici del Gran Sasso, viene sradicato dalla propria terra e mandato a combattere in prima linea sul fronte russo. Nel corso di un’imponente e travolgente offensiva da parte dei Sovietici, diviene loro prigioniero. Dal Campo di Concentramento di Tambov, all’Ospedale di Bravoja, fino ai Campi di lavoro del cotone di Taskent in Kazakhstan, è riassunta la sofferenza di questo giovane alpino e di migliaia di altri prigionieri. Infine, dopo quasi quattro anni, il difficile ritorno a casa.

Ci sono libri che raccontano la storia e libri che, invece, la fanno sanguinare attraverso i ricordi di chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Nel saggio biografico “Io, prigioniero in Russia”, Vincenzo Di Michele raccoglie la preziosa e drammatica testimonianza del padre, Alfonso Di Michele: la storia vera di un ragazzo abruzzese di vent’anni che nel 1942 viene strappato a Intermesoli, un piccolo borgo alle pendici del Gran Sasso, per indossare la penna nera della gloriosa Divisione Julia (Battaglione L’Aquila) ed essere spedito in prima linea sul fronte russo.

Quello che si snoda tra le pagine non è una semplice cronaca militare, ma il diario intimo e straziante di quattro lunghissimi anni di prigionia, sofferenza estrema e miracolosa sopravvivenza. Catturato dai sovietici a seguito dell’imponente offensiva invernale dell’Armir, il giovane alpino sperimenta tutte le stazioni di una vera e propria via crucis umana: dal famigerato campo di concentramento di Tambov, falciato dalle epidemie, fino all’ospedale di Bravoja e ai durissimi campi di lavoro forzato del cotone a Taškent, tra l’Uzbekistan e le desolate lande del Kazakistan.

Il rigore della ricostruzione storica operata dall’autore si fonde con la forza d’impatto di un racconto senza filtri: il freddo polare, la fame disumana, lo spettro costante delle fosse comuni, ma anche l’incrollabile speranza e la fratellanza che legava i soldati italiani nell’abisso dell’annientamento russo. “Io, prigioniero in Russia” è un monumento di carta alla memoria collettiva; la cronaca di un ritorno impossibile che restituisce dignità e voce alle migliaia di “penne nere” svanite nel nulla del ghiaccio sovietico.

Dicono del libro (Dalla bacheca della critica e dei premi)

  • TG1 / La Repubblica / La Stampa (Gruppo GEDI): «Un’opera di grandissima rilevanza storica, inserita a pieno titolo nella “Biblioteca degli Alpini” insieme ai classici della letteratura di guerra. Un diario vibrante che documenta con spietata lucidità il calvario dei nostri prigionieri nei gulag e nei campi di lavoro del cotone.»

  • Rivista Militare dell’Esercito Italiano: «Un testo dal profondo valore documentale e storiografico. La narrazione, asciutta e drammatica, ricostruisce fedelmente le dinamiche della prigionia russa, offrendo un quadro prezioso per comprendere la dimensione umana della Campagna di Russia.»

  • Premio Letterario Internazionale “Giovanni Gronchi”: «Opera vincitrice del 3° premio ex aequo (Edizione 2010). Un saggio che si distingue per l’altissimo valore civile ed emotivo, capace di trasformare la memoria privata di un reduce in un patrimonio storico condiviso da tutta la nazione.»

  • Premio Firenze – Palazzo Vecchio: «Conferita la prestigiosa “Segnalazione d’onore” (Edizione 2010). Un libro necessario, applaudito dalla critica, che commuove e scuote le coscienze sul dramma mai dimenticato dei dispersi e dei sopravvissuti della seconda guerra mondiale.»

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