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UNA NUOVA VIA CHIRURGICA PER L’IMPIANTO DI ARTROPROTESI DI ANCA: ACCESSO INGUINO-MEDIALE a cura di Vincenzo Di Michele

10 Maggio 2016

In linea diretta con il Dr. Luca Lucente co-ideatore con il Prof. Wolfram Thomas di questa innovativa via chirurgica.
Nuovi orizzonti nella scienza ortopedica con” la protesi d’anca per via mediale “. Sin d’ora si deve precisare che non è una novità in senso assoluto, ma un’ importante passo in avanti. Difatti già Ludloff nel lontano 1908 aveva pensato a questa via per ridurre le lussazioni congenite d’anca. A seguire diversi autori si sono dedicati in materia e ciascuno ha apportato delle modifiche. Praticamente la storia delle varie vie d’accesso all’articolazione dell’anca ha visto un progressivo spostamento delle vie chirurgiche: dalla regione posteriore a quella laterale per giungere infine a quella anteriore, praticamente la più in uso ai tempi odierni.

Il fine di tali spostamenti è quello di raggiungere l’articolazione attraverso una via diretta ovverosia la meno invasiva alle strutture anatomiche che si incontrano vicino all’anca. L’idea di utilizzare una via mediale, si è gradualmente perfezionata attraverso numerosi studi. Così attraverso esperimenti sui cadaveri Il Dr lucente – co-ideatore con il Prof. Wolfram Thomas di questa innovativa via chirurgica- apportava le dovute modifiche per consentire l’impianto di un’artroprotesi di anca. Grazie a questa nuova tecnica si raggiunge dunque l’articolazione coxo-femorale senza attraversare alcun muscolo, con tempi chirurgici estremamente ridotti e soprattutto con una visione diretta e frontale dell’acetbolo. In tal modo è possibile anche impiantare una protesi di anca di tipo resurfacing, a conservazione del collo femorale o una protesi standard con stelo a fissazione diafisaria. Ci tiene a precisare il dr Lucente: “ Il vero gold standard di tale via chirurgica è quello di non determinare alcun danno ai muscoli stabilizzatori dell’articolazione dell’anca- in primis ai muscoli glutei e secondariamente al tensore della fascia lata e al retto femorale – in quanto non aggrediti dal bisturi, a differenza delle altre vie chirurgiche attualmente praticate.”

Detto in scarne parole: il paziente potrà deambulare da subito con grande stabilità e dovrà far ricorso alle stampelle solo per un brevissimo periodo di tempo. La posizione del paziente sul tavolo operatorio è supina con gli arti inferiori abdotti e, quello da operare flesso, con il chirurgo operatore posizionato tra di essi:”frog leg”. La posizione supina del paziente offre il vantaggio di una migliore gestione del paziente, durante l’intervento, da parte dell’anestesista. I rischi di lussazione sono praticamente azzerati e il paziente già nell’immediato postoperatorio può assumere, a letto, qualsiasi posizione permettendo al personale infermieristico una facile e veloce gestione del paziente stesso.


I vantaggi e i benefici di tale intervento chirurgico sono anche e soprattutto in termini di
Sicurezza. Infatti l’intervento non arreca danni ai vasi sanguigni, nervi, muscoli ecc.; i muscoli stabilizzatori dell’anca vengono completamente risparmiati, diversamente da quanto accade con tutti gli altri interventi chirurgici attualmente utilizzati. Inoltre alla resa dei conti ci sono limitate perdite ematiche ragion per cui non vi è necessità di trasfusioni di sangue. Altro fattore di non poco conto è il Decorso post – operatorio poiché il paziente può assumere qualsiasi posizione e dormire indifferentemente su un fianco, prono (a pancia sotto) e supino, senza dover far uso di divaricatori. Inoltre indubbi sono i vantaggi estetici in quanto la cicatrice chirurgica è praticamente invisibile nascosta tra le pieghe inguinali. Infine ci tiene a sottolineare il dr Lucente una convenienza economica . Difatti, l’intervento non necessita di strumentario chirurgico appropriato ed è più che sufficiente l’utilizzo di un kit standard per l’impianto protesico.

Cicatrice invisibile, nascosta nella piega inguinale

Cicatrice invisibile, nascosta nella piega inguinale

Roma 10/ 05/ 2016 Vincenzo Di Michele

23 Maggio 2016 alle ore 20.00: La giornata dei laziali allo Stadio Olimpico con i giocatori della Lazio di tutti i tempi

11 Marzo 2016

IN VENDITA NELLE EDICOLE DI ROMA (EURO 12)

Locandina-2016-03-Wilson

Lo chiamavano e lo chiamano ancora oggi : “il Padrino ”. Così ha commentato, Vincenzo Di Michele autore della biografia ufficiale di Pino Wilson vero capitano d’altri tempi, a proposito della giornata dei laziali organizzata proprio da Wilson insieme a Oddi e “Quelli del 74” .

Per chi ha sempre tifato “Lazio” e per tutti quelli che volessero rivivere l’emozione di un calcio d’altri tempi l’appuntamento del 23 maggio alle ore 20 allo stadio Olimpico, è di quelli irripetibili. Ruben Sosa, Mancini, Rocchi, Coincecao, Dell’Anno, Couto, Ravanelli, Caso, Peruzzi, Marchegiani, Pancaro, Mihkailovic, Favalli, Pancaro, Gottardi, Marcolin, Fiore , Giannichedda, Gregucci, Negro, Liverani, Orsi, Di Chiara, Piscedda, Bergodi, Camolese, Poli , Marino, Calisti, Pin, Corradi, Oddo, Cesar, Casiraghi, Corino, Pinzi, Piscedda, Giordano, D’Amico, Pulici, Facco, Martini, Petrelli, Garlaschelli, Nanni, Wilson , Oddi, Papadopulo. In forse: Simeone , Nesta, Vieri, Di Canio, Stam, Crespo, Di Vaio e chissà che non venga da Londra ” Paul”.

Ritorneranno quindi tutti i giocatori del 74 in campo, e si uniranno ad altri calciatori che hanno vestito la maglia biancoceleste in tempi differenti: da quelli del meno nove di Mister Fascetti, a quelli dello scudetto del 2000, fino agli attuali giocatori. I prezzi dei biglietti sono popolari e non sono nominativi: tribuna Monte Mario 13 Euro, tribuna Tevere 9 Euro; curve e distinti 4 Euro. Sono in vendita nel circuito List Ticket – Gruppo Ticketone ( Di padre in figlio ).

Vincenzo Di Michele
Stadio Olimpico 23 Maggio 2016: Di Padre in figlio"La giornata dei laziali"

A Chieti presentato il libro “L’ultimo segreto di Mussolini”

21 Ottobre 2015

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Chieti. La Fondazione Cantiere Abruzzo ha organizzato nella serata d ieri a Chieti la presentazione del libro “L’ultimo segreto di Mussolini” di Vincenzo Di Michele.
“Questo libro di Vincenzo Di Michele – ha spiegato il presidente della Fondazione Cantiere Abruzzo, Fabrizio Di Stefano – tratteggia un episodio storico che si è vissuto prevalentemente nella nostra regione che è la prigionia di Mussolini a Campo Imperatore e tutto quello che c’è stato intorno fino alla sua liberazione. Il periodo è ancora influenzato da un retaggio ideologico e conseguentemente la verità storica è ancora fortemente confusa perché diverse sono le versioni e probabilmente quella più conosciuta non è quella veramente reale. Il perché del periodo di prigionia nel Gran Sasso mostra ancora parecchie ombre, c’erano dietro trattative nascoste che sono state sempre celate? Tutto quel periodo che è considerato da un minimo comune multiplo con attenzione per i carteggi che Mussolini aveva con se, sicuramente oggi non può influire su quella che la politica attuale, sicuramente la verità su quel momento può cambiare la vecchia storia più comunemente diffusa. Io credo che ci siano diversi rimandi tra quei giorni e la politica attuale, ma oggi viviamo in un periodo delle riforme parlamentari, tra la Legge Truffa e la Legge Acerbo non vedo differenze sostanziali. La Legge Acerbo e la Legge Truffa viaggiano come l’Italicum su piste bloccate che assicura la maggioranza parlamentare. Le Legge Truffa è chiamata così perché generò un vespaio di polemiche, invece la Legge Acerbo, che è del ’24, è definita da quell’atto volto alla presa del potere da parte di Mussolini in maniera autoritaria. Che poi questo o quel periodo abbia una ricaduta sull’attualità lo dimostra anche quell’atto di Marino, che è stato l’ultimo della sua gestione, che è stato chiudere al traffico la zona dei Fori Imperiali forse perché furono costituiti da Mussolini e dal fascismo per collegare il Colosseo con l’Altare della Patria, in un periodo ideale dell’Antica Roma verso un’italianità che era molto sentita e che oggi si vuole offuscare. Ancora oggi la politica è influente da quegli eventi e la verità storica è tenuta coperta o raccontata nella maniera non troppo corretta. Quello è un periodo storico che deve avere la sua analisi ed i suoi approfondimenti ma che deve essere vicina alla storia nella maniera più corretta e giusta possibile. Il fatto che questo testo sia stato tradotto in inglese sta a significare due cose: il fatto che il carteggio che Mussolini aveva evidentemente era noto, forse fin troppo a Churchill, l’altra è che la Gran Bretagna che ha saputo archiviare questi eventi, anche oggi li vede con occhio esclusivamente storico, invece noi questi eventi non riusciamo proprio ad archiviarli”.

“Io nasco come scrittore nelle mie inchieste – ha ricordato l’autore del libro, Vincenzo Di Michele – di questo evento io avevo già padronanza avendo scritto ‘Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso’, poi ci sono stati nuovi elementi che ho acquisito, tre anni di ricerche negli archivi dove ho acquisito delle prove che mi hanno portato a questa nuova teoria, poi visto che mi trovavo di fronte ad una dottrina dominante che mi portava ad una grande impresa dei tedeschi, ho sentito il bisogno di dare una verità storica in cui ho capito questa ostilità soprattutto dei media dominanti, con la mia tesi ho scoperto che era abbastanza scomoda in questo caso. Ho approfondito i miei studi, una pubblicazione non bastava però, quindi dopo 4 anni sono entrati nuovi elementi. Dopo 70 anni è ancora difficile parlare del Duce perché per 20 anni un personaggio è stato capace di tenere saldo un Governo e ha realizzato delle opere per lo Stato, è stata una dittatura e nessuno lo può negare, ma una dittatura che ha portato un benessere, certo non posso condividere le tesi razziali, per il resto non posso condividere l’entrata dell’Italia in guerra, anche se in quel periodo la scelta era obbligata e quel mentre è stata la rovina di Mussolini, ma certe sue scelte andrebbero riviste. Però ogni cosa va guardata nel proprio periodo storico. L’episodio dell’8 settembre è molto complesso perché c’è stata una serie di avvenimenti in 20 giorni che è difficile da immaginare. Una storia scritta dopo 70 anni ha un valore perché è priva di sentimento ed ha maggiore oggettività. Ecco perché oggi si può parlare di fascismo e di antifascismo”.

Francesco Rapino

fonte: cityrumors.it

La verità storica nascosta sull’Operazione Quercia del 12 settembre 1943 che portò alla liberazione di Mussolini a Campo Imperatore – C’era un accordo sottobanco tra il governo Italiano e i tedeschi

14 Settembre 2015

Fu proprio il governo italiano il vero artefice della creazione della Repubblica Sociale. Si poteva porre fine molto prima alla sofferenza del popolo italiano ed evitare una lotta interna tra gli stessi italiani . Fu proprio il governo italiano il vero artefice della creazione della Repubblica Sociale ( RSI).

L’otto settembre del 1943 l’Italia annunciò l’armistizio con le Forze Alleate. C’era però un altro tavolo, quello non ufficiale, dove il governo Badoglio continuò a collaborare con il vecchio amico tedesco e l’illustre prigioniero Mussolini veniva così sottratto agli Alleati e consegnato ai tedeschi il 12 settembre a Campo Imperatore.

Una nuova verità storica quella di Vincenzo Di Michele raccontata nel libro “ L’ultimo segreto di Mussolini ” ed . Il Cerchio; ( in inglese : The Last Secret of Mussolini – From Campo Imperatore to the Italian Social Republic: a story to be rewritten ).

Tra inediti e nuove testimonianze, l’agente Nelio Pannuti – addetto alla sorveglianza personale di Mussolini al Gran Sasso – in una dichiarazione scritta rilasciata all’autore del libro, affermò senza mezzi termini che quell’incursione dei tedeschi “sembrava proprio un’azione concordata, tant’è che, una volta liberato il Duce, ci fu un momento conviviale tra soldati italiani e tedeschi nella sala dello stesso albergo, tutti con le armi in spalla pacificamente”.
Per non parlare dell’azione italiana di governo nel riaggiustamento storico. Il comandante dei carabinieri al Gran Sasso Alberto Faiola fu pure encomiato nel suo foglio matricolare, quando al contrario questi non solo non predispose alcuna misura cautelativa, ma venne anche meno ai suoi doveri – dove peraltro ci fu anche un’ azione giudiziaria volta a smentire il tutto – invitando alcuni suoi amici proprio in quei giorni all’albergo di Campo Imperatore
Una tesi storica revisionista che è raccontata sin dagli inizi grazie anche alla testimonianza – sconosciuta a molti – di Karl Radl, l’aiutante di colui che erroneamente è stato sempre considerato il vero artefice dell’“Operazione Quercia”: il capitano Otto Skorzeny. Proprio Radl – in netta contraddizione con la testimonianza del generale Soleti, l’ostaggio Italiano che fu caricato su un aliante – dichiarò : ” Che a Campo Imperatore era tenuto prigioniero lo sapevano tutti ; persino i bambini ne erano a conoscenza” . Addirittura ci fu un pastorello di tredici anni che trafugò gli alianti tedeschi impossessandosi di alcuni armamentari. Alla resa dei conti si trattò di un accordo tra gli italiani e i tedeschi e il prezzo più caro l’ha pagato proprio la storia

La recensione di “Rivista militare dell’Esercito Italiano” per il libro “Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele”

27 Maggio 2015

La recensione di “Rivista militare dell’Esercito Italiano” per il libro “Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele”
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Rivista Militare è il titolo di un periodico bimestrale dell’Esercito Italiano

Articolo de ” IL GIORNALE” Giovedì, 19/03/2015 – Il divorzio si accorcia. Ma in attesa che la proposta diventi legge, resta alla Chiesa il record dei tempi di scioglimento: un percorso lineare descritto nel libro di Vincenzo Di Michele “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”

20 Marzo 2015

– IL GIORNALE Gio, 19/03/2015 –

Il divorzio si accorcia. Ma in attesa che la proposta diventi legge, resta alla Chiesa il record dei tempi di scioglimento: un percorso lineare descritto nel libro di Vincenzo Di Michele ” Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota “.

Il Senato ha approvato ieri il ddl sul divorzio breve, attraverso il quale si persegue il taglio della durata del periodo di separazione: oggi è necessario attendere 3 anni, ma quando la norma entrerà in vigore basteranno 6 mesi in caso di scelta consensuale, un anno e mezzo nell’eventualità di addio giudiziale. Un traguardo tuttavia ancora lontano, visto che le modifiche introdotte dai senatori renderanno necessario un ulteriore passaggio alla Camera mentre, per risparmiare insidie ad una maggioranza in equilibrio precario, il Pd aveva sollecitato e ottenuto lo stralcio delle disposizioni sul divorzio immediato, che avrebbe consentito di evitare del tutto la fase della separazione in presenza di istanza congiunta dei coniugi.

Avanti adagio, insomma, come elefanti nel cuore di una cristalleria, per raggiungere, paradossalmente, l’obiettivo della celerità. E diventare competitivi con l’istituzione che del matrimonio detiene il marchio di fabbrica: la Santa Romana Chiesa. Differente l’impostazione: per il diritto civile il coniùgio è un contratto, che è possibile sciogliere. Per la Chiesa, invece, è un’unione indissolubile che al più può essere annullata. Da un punto di vista pratico, al netto delle questioni spirituali, gli effetti sono identici, almeno agli occhi di chi li persegue: fine del rapporto. Chi si sposa sull’altare, però, può scenderne più in fretta di quanto non possano fare, calcando i gradini di un qualunque Comune d’Italia, quanti contraggono matrimonio davanti all’ufficiale di stato civile. In media, bastano 2 anni: 12 mesi se ne vanno per il pronunciamento del Tribunale ecclesiastico regionale territorialmente competente. Se il secondo grado (celebrato davanti a differente Tribunale ecclesiastico) conferma, con un altro anno arriva la sentenza esecutiva. Altrimenti resta, quale arbitro supremo, la Sacra Rota. Un percorso lineare e neppure costoso, ricorda Vincenzo Di Michele nel suo ultimo libro, Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota , volume che ha un sottotitolo significativo della differente «potenza di fuoco» dell’annullamento religioso del matrimonio: «Senza riconoscere un sostegno economico all’ex coniuge».

«Non è un caso – spiega lo scrittore romano – che il codice di diritto canonico abbia previsto sia il patrocinio gratuito sia la figura del Patrono stabile, preposto a una difesa d’ufficio a favore di tutti coloro ne facessero richiesta».

I numeri testimoniano: tra primo e secondo grado, avvocati rotali (e Iva) compresi, si spendono tra i 2.200 ed i 4.500 euro. Certo, manca la facoltà di attivare la procedura consensuale, ma l’ampiezza dei motivi causa di nullità fa da contrappasso consolatorio: si va dall’impotenza all’incapacità di natura psichica al narcisismo, ma nell’elenco figurano anche l’alcolismo, la propensione alla poligamia e, addirittura, il mammismo.

A conti fatti, quasi un’alternativa concorrenziale al divorzio di Stato, sottolinea Di Michele, «tanto che Benedetto XVI durante il suo pontificato aveva rivolto un severo ammonimento sul punto». Per stringere le maglie – a volte larghe – in cui s’infilano i furbetti, ma pure per andare incontro alle esigenze concrete dei fedeli, già il Papa emerito aveva dato incarico al Pontificio Consiglio per i testi legislativi di approfondire la questione e, inoltre, dimezzare i tempi dell’iter per l’annullamento delle unioni matrimoniali. Con Papa Francesco ha visto la luce un’apposita commissione, per un obiettivo che il teologo Bruno Forte a settembre illustrava sull’Osservatore Romano: «Eliminare l’obbligatorietà della doppia sentenza conforme, procedendo al secondo grado solo se c’è appello entro un arco temporale definito». E magari assicurare la gratuità dei processi, come auspicato da Bergoglio all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Rota Romana.

Sempre avanti, la Chiesa.

di Gianpaolo Iacobini

Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota

Una conferenza sulla Campagna di Russia nella ricorrenza della battaglia di Nikolajewka

2 Febbraio 2015

Vincenzo-Di-Michele-in-occasione-conferenza-presso-Teatro-delle-Suore-Orsoline-Via-Cassia-In-ricordo-dei-Caduti-in-RussiaIn ricordo dei caduti in Russia nell’ anniversario della battaglia di Nikolajewka

Nella ricorrenza della battaglia di NikolaJewka , presso il teatro delle Orsoline si è svolto l’incontro annuale tra reduci, amici e familari. In ricordo dei caduti in Russia durante la seconda guerra mondiale, lo scrittore Vincenzo Di Michele ha menzionato della dura sofferenza dei soldati italiani tra fame, malattie, sofferenze ed episodi di cannibalimo. Proprio per non dimenticare , si riporta integralmente – tratto da libro ” Io Prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele – un breve racconto del protagonista di questa drammatica storia. Era questi, il padre dell’autore del predetto libro. Si chiamava Alfonso e nel 1942 era un giovane alpino appena ventenne che a seguito di una cruenta battaglia sul fiume Don, fu catturato dai soldati Russi. Venne quindi internato nei campi di Concentramento dove a cominciare dal primo Campo di Concentramento, quello di Tambov , la prigionia mostrò da subito la dura prova cui era sottoposto, pena ” Vita o Morte”. Ecco cosa raccontò Alfonso nel suo diario che scrisse proprio negli ultimi due mesi di vita, all’età di settanta anni.

Il Campo di concentramento di Tambov ( dal libro “Io Prigioniero in Russia “)

Se avessero scritto su un cartello all’ingresso di quel lager, ‘Benve­nuti all’inferno’, la realtà non sarebbe poi stata tanto dissimile, perché il campo di Tambov – o, meglio, tambòf, così come pronunciato dai russi – può essere considerato solo come tale. Certamente, Dante Ali­ghieri nella sua “Divina Commedia” avrebbe trovato nuovi spunti per ulte­riori gironi dell’Inferno, come ad esempio il girone degli affamati o il girone dei pestilenti ammalat, fino al girone dei disperati. Sempre in argomento, la famosa frase del celeberrimo scrittore fiorentino, ‘La­sciate ogni speranza voi ch’entrate’, posta all’ingresso di quel maledet­to lager, non avrebbe di certo travisato le reali condizioni di vita in quel campo.

Arrivai a Tambov non consapevole di quello che la sorte mi riserva­va. Fino ad allora, una ragione per soffrire era stata anche l’illusione di andare in un campo prigionieri ove avremmo avuto un letto, la nostra spettanza alimentare e il diritto alla corrispondenza. Di quel giorno, però, la felicità fu solo ed esclusivamente quando, dopo giorni e giorni di vita da animali ammassati l’uno sull’altro, ci fecero scendere da quel treno bestiame. Si deve anche dire che in quel periodo gli stessi russi si trovarono fortemente di­sorganizzati di fronte all’enorme numero di soldati che avevano cattu­rato. Quella loro vittoriosa offensiva sul fronte del Don, oltre ai molti caduti sul campo, determinò un ingente numero di prigionieri. Il risultato di questo continuo degrado si concretizzò pratica­mente in un ingente numero di malati la cui inevitabile sorte fu la morte. Infatti, a causa delle malattie che si diffusero nel campo, come il tifo petecchiale, la polmonite, i congelamenti, la tubercolosi e la dissente­ria, si riscontrò un elevato tasso di mortalità. Nella realtà dei fatti, e conti alla mano, nel periodo della mia per­manenza a Tambov, che va da gennaio 1943 a maggio del 1943, si riscontrò un tasso di mortalità di circa il 90 per cento. Detto in parole povere, ogni cento uomini che sono entrati in quel campo, solo dieci e abba­stanza malconci ne sono rimasti indenni; “io sono stato tra questi”.

IO-PRIGIONIERO-IN-RUSSIA-Locandina-Istituzionale

 

L’annullamento dei matrimoni alla Sacra Rota e la fine dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge nel nuovo libro di Vincenzo Di Michele – Presentazione a Roma il 10 dicembre alla Federazione unitaria italiana Scrittori

5 Dicembre 2014

Vincenzo Di MicheleLe sentenze di nullità dei tribunali ecclesiastici producono i loro effetti anche in ambito civile e in maniera più incisiva”.

Infatti, una volta sciolto il matrimonio religioso, non solo viene annullato civilmente, ma viene a cessare anche: l’obbligo di corrispondere ogni forma di mantenimento e sostegno economico nei confronti dell’ex coniuge.

Inoltre, non è assolutamente vero che l’annullamento dei matrimoni al Tribunale della Rota Romana, sia una procedura riservata ai soli ricchi e ai VIP. Addirittura è prevista una forma di patrocinio gratuito e un Patrono stabile per coloro che non dispongono di un avvocato di fiducia.

Sono proprio questi gli argomenti contenuti nella novità editoriale di Vincenzo Di Michele, “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” editore Fernandel, che sarà presentata con la presenza degli Avvocati Rotali Carla Guiso e Francesca Renzi, mercoledì 10 dicembre alle 17 presso la sede della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori ) in Piazza Augusto Imperatore 4, Roma

La vera originalità presentata dall’autore nella sua inchiesta , è stata la trattazione concreta di più di trenta casi pratici di annullamento matrimoniale ove erano presenti dei vizi, tra cui: la simulazione, l’immaturità, l’egoismo, l’incapacità, la malattia, il maschilismo, l’infedeltà, la gelosia, la timidezza, l’infertilità, la violenza, l’esclusione della prole, l’impotenza, l’omosessualità, la ninfomania, la frigidità e alcuni comportamenti sessuali trasgressivi come il voyeurismo e il sadomasochismo.

Roma 05-12-2014

Vincenzo Di Michele

www.vincenzodimichele.it

Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota

Circolo Due Ponti: Presentazione del libro di Vincenzo Di Michele “Come Sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” Intervento del Comico Gianluca Giugliarelli

26 Settembre 2014

Circolo Due Ponti: Presentazione del libro di Vincenzo Di Michele “Come Sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”Intervento del Capitano della Lazio, Dott. Pino Wilson

26 Settembre 2014

Personale