Majorana, il prezzo del genio: il libro che racconta la storia del controverso fisico italiano – Ambiente e non solo…
Ettore Majorana è un nome di spicco nella storia della scienza italiana ed europea. Un talento straordinario che scelse di sottrarsi a un destino di distruzione, intuì le conseguenze catastrofiche della fisica nucleare e decise di non dare il suo contributo a un processo che sentiva incompatibile con la propria coscienza.
Per la ricostruire la vicenda di Ettore Majorana è stato fondamentale il contributo dello storico e saggista Vincenzo Di Michele, autore del libro Majorana, il prezzo del genio, in cui si ricompone il quadro umano, scientifico e politico in cui prese forma una delle decisioni più estreme e consapevoli della storia della scienza moderna.
Un’intelligenza fuori dal comune e un carattere refrattario al compromesso
Majorana appare fin da giovanissimo come una figura fuori dagli schemi. La sua intelligenza si manifesta in una comprensione profonda delle strutture matematiche e fisiche. Il libro restituisce numerosi episodi che mostrano come la scienza, per lui, fosse un linguaggio naturale. Tuttavia, accanto a questo talento assoluto, emerge un tratto altrettanto netto: la totale assenza di interesse per il riconoscimento pubblico.
Vincenzo Di Michele sottolinea come Majorana non cercasse mai il consenso dei colleghi né l’avanzamento di carriera. Pubblicava poco, spesso controvoglia, e non attribuiva valore alla priorità delle scoperte. Questo atteggiamento, apparentemente incomprensibile in un ambiente competitivo come quello accademico, è invece centrale per capire la sua figura. Majorana non scendeva a patti, né con le convenzioni scientifiche né con le dinamiche di potere.
Via Panisperna e la nascita della fisica nucleare italiana
L’esperienza nel gruppo di via Panisperna rappresenta uno dei momenti più alti della fisica italiana. In quell’ambiente, guidato da Enrico Fermi, si sviluppano ricerche destinate a cambiare il corso della storia. Majorana ne fa parte, ma resta una presenza atipica. Non ama il lavoro collettivo, non partecipa pienamente alla vita del laboratorio, eppure è riconosciuto da tutti come la mente più profonda del gruppo.
Di Michele evidenzia come Majorana fosse l’unico in grado di affrontare Fermi su un piano di reale parità teorica. Le sue intuizioni sulla struttura del nucleo atomico, elaborate nei primi anni Trenta, anticipano sviluppi fondamentali della fisica nucleare. Eppure, proprio quando quelle ricerche avrebbero potuto proiettarlo al centro della scena scientifica internazionale, limita la diffusione delle sue idee e mantiene un profilo sempre più defilato, fino alla scelta definitiva di scomparire nel nulla.
L’Europa della scienza e l’avvento del nazismo
Il volume di Di Michele dedica ampio spazio al contesto europeo in cui Majorana si forma. Negli anni Venti e nei primi anni Trenta, la fisica è un terreno di collaborazione internazionale. I grandi centri di ricerca – da Gottinga a Copenaghen, da Cambridge a Parigi – sono attraversati da un continuo scambio di idee. Majorana entra in contatto con figure come Heisenberg e Bohr, instaurando rapporti basati su stima reciproca e confronto intellettuale.
Secondo Vincenzo Di Michele, questo clima di apertura è fondamentale per comprendere la successiva frattura. Con l’avvento del nazismo, le leggi razziali e la politicizzazione della scienza, quell’equilibrio si spezza. Gli scienziati iniziano a fuggire, i laboratori diventano luoghi strategici, la ricerca viene progressivamente assorbita dagli interessi militari. La fisica nucleare smette di essere solo una disciplina teorica e diventa un potenziale strumento di dominio. Majorana assiste a questa trasformazione con crescente inquietudine, consapevole che il sapere che stava contribuendo a costruire non sarebbe rimasto confinato nei libri.
L’intuizione dell’orrore e il rifiuto della neutralità
Uno degli aspetti più forti del libro è l’idea che Majorana abbia intuito con anticipo le implicazioni della fisica nucleare. Le scoperte sul neutrone, sulla fissione e sulle reazioni a catena aprivano scenari che pochi erano pronti ad affrontare sul piano etico.
Vincenzo Di Michele sostiene che Majorana comprese come la distinzione tra ricerca pura e applicazione pratica fosse destinata a cadere. Con la corsa agli armamenti e l’uso sistematico della scienza a fini bellici, non esisteva più una vera neutralità. Majorana non abbandona la scienza per paura o debolezza, ma perché non accetta di diventarne complice quando questa viene piegata alla distruzione.
La scomparsa del 1938 come atto consapevole
La scomparsa di Majorana, nel marzo del 1938, è uno degli eventi più discussi della storia italiana del Novecento. Il libro affronta la questione ricostruendo fatti, testimonianze e documenti. Le lettere inviate, i comportamenti precedenti, il clima politico e scientifico dell’epoca vengono analizzati con attenzione.
Per Vincenzo Di Michele, la fuga non è un gesto improvviso o irrazionale, ma una decisione maturata nel tempo. Majorana sceglie di sottrarsi a un sistema che stava trasformando la conoscenza in un’arma di distruzione di massa. Non cerca visibilità, non lascia proclami, non tenta di giustificarsi. Il suo silenzio è parte integrante del gesto. In questo senso, la sua assenza diventa una forma di testimonianza, più potente di qualsiasi dichiarazione pubblica.
Il peso della scelta e l’eredità morale
Dopo la scomparsa di Majorana, la storia segue il suo corso. La fisica nucleare conduce alla costruzione della bomba atomica, all’utilizzo militare dell’energia atomica e a una nuova fase della storia mondiale. Il libro non attribuisce a Majorana un ruolo diretto in questi eventi, ma ne sottolinea la straordinaria lucidità anticipatrice.
Secondo Di Michele, il valore della sua scelta non sta nell’aver fermato il corso della storia, cosa impossibile, ma nell’aver posto una domanda che resta aperta: fino a che punto lo scienziato è responsabile delle conseguenze del proprio lavoro? La vicenda di Majorana non offre risposte semplici, ma con la sua vita – e con la sua scomparsa – obbliga a confrontarsi con il lato oscuro del progresso.
Cosa resta della figura di Majorana
La storia di Ettore Majorana, così come emerge dal lavoro di Vincenzo Di Michele, è una vicenda dura, fatta di rinunce, di scelte senza compromessi. Il fisico italiano che non scese a patti con l’orrore nucleare non viene celebrato come eroe, ma riconosciuto come uomo che ha portato fino in fondo le conseguenze del proprio pensiero. Majorana non ha cambiato il mondo, ma ha indicato un limite oltre il quale l’uomo, se consapevole, non dovrebbe spingersi.
E’ possibile trovare maggiori informazioni su questo libro, oltre che su altre opere di Vincenzo Di Michele, sul sito https://www.vincenzodimichele.it/
Articolo tratto da “Ambiente e non solo…” link originale, e copia PDF
