La vera storia di un genio scomparso in un libro su Ettore Majorana

Quale percorso esistenziale e quale oscura consapevolezza condussero una delle menti più fulgide del secolo scorso a dissolversi, senza lasciare traccia, alla soglia del più catastrofico conflitto mondiale?
Ettore Majorana non fu unicamente un genio nel campo della fisica teorica. Egli si rivelò, piuttosto, una coscienza tormentata e vigile del proprio periodo storico, di cui avvertì con angoscia il fardello etico e la deriva tragica. Attraverso le pionieristiche ricerche condotte nel periodo fecondo e travolgente del gruppo di via Panisperna, per giungere fino al repentino, sconvolgente atto di distacco dalla comunità scientifica e dal mondo, questa ricostruzione biografica traccia il cammino di un uomo che forse si trovò, per acume e per circostanze, custode di una conoscenza talmente immane e pericolosa da ritenere impensabile rivelarla. La sua inspiegabile evaporazione dal mondo costituì, in essenza, un gesto di rifiuto estremo, una rescissione totale del patto tra lo scienziato e le forme del potere politico e militare.
La narrazione intreccia così gli elementi di un mistero storico irrisolto a una profonda meditazione sul costo esistenziale dell’intelligenza suprema e sulla corresponsabilità della ricerca scientifica di fronte alla corsa clandestina verso l’arma definitiva. In questo complesso intreccio si condensa l’analisi dell’intera parabola vitale e del dramma psichico dello scienziato siciliano, svanito nel nulla. Nel momento stesso in cui, oltreatlantico, il Progetto Manhattan iniziò a forgiare la scienza in strumento di annientamento, Majorana, avendo colto con terribile anticipo l’incubo nucleare che si andava delineando, operò una scelta individuale radicale e irrevocabile: sottrarsi, scomparire, annullare la propria stessa presenza per non divenire complice dell’orrore che vedeva profilarsi all’orizzonte della storia.

 


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