“Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” #2: l’incontro con gli scienziati tedeschi

Tratto da Oubliette Magazine del 05/03/2026

Lui [Ettore Majorana], che aveva creato una delle prime teorie del nucleo atomico: ebbe forse timore di dover essere destinato a Los Alamos insieme a Fermi ed Oppenheimer nel progetto Manhattan? O magari di essere trasferito nei laboratori dell’analogo Progetto Uranio nazista dove lavorava il suo amico e maestro Heisenberg?[1] ‒ dall’introduzione del saggio “Majorana, il prezzo del genio”

Ettore Majorana scienziati tedeschi saggio di Vincenzo Di Michele
Ettore Majorana scienziati tedeschi saggio di Vincenzo Di Michele

Majorana, il prezzo del genio” è un saggio biografico dedicato al famoso fisico catanese Ettore Majorana, edito nel febbraio 2026. Il sottotitolo recita in modo più che mai calzante: La fuga e il mistero dello scienziato di Via Panisperna che intuì l’orrore nucleare.

L’autore del volume è il giornalista e scrittore Vincenzo Di Michele, conosciuto in editoria per best seller incentrati sulla Seconda guerra mondiale. Ad esempio si ricorda “Io, prigioniero in Russia” che ha visto numerose edizioni con diverse case editrici (La Stampa, et cetera) e vendite superiori alle 60.000 copie.

Con “Majorana, il prezzo del genio”, Vincenzo Di Michele indaga, con la solita solerzia di studioso delle numerose fonti, una delle storie più misteriose del 1900: la scomparsa dello promettente scienziato Ettore Majorana (1906 ‒ 1938) avvenuta a soli 31 anni in circostanze alquanto indecifrabili.

Composto da tredici capitoli, il saggio è oggetto di una speciale rubrica della quale si è pubblicata il mese scorso, in contemporanea con la circolazione del volume, la prima puntata dal titolo “Il talento innato nella scienza”. In ogni puntata si percorrerà, nel dettaglio, il cammino tracciato dall’autore Vincenzo Di Michele proponendo ai lettori un interessante approfondimento tematico.

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Estratto dal Capitolo #2 ‒ L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale  

“Nel 1933 Majorana elaborò per l’Accademia dei Lincei una teoria del nucleo atomico con cui ottenne una borsa di studio in Germania e Danimarca.

In quel periodo incontrò Heisenberg a Gottinga e in seguito, a Copenaghen, il grande Niels Bohr, patriarca della fisica atomica.

Come si è detto, anche per la teoria del nucleo fatto di protoni e neutroni, un altro studioso pubblicò prima di lui, in questo caso Heisenberg.

Talvolta sembrava che Majorana si prendesse gioco degli altri.

Giocava con la scienza e poi disperdeva i frutti delle sue ricerche sotto gli occhi dei colleghi.

Nel caso della sua teoria del nucleo, Majorana non solo non la pubblicò, ma proibì a Fermi di parlarne in un congresso.

Spesso quando gli altri approvavano le sue teorie, si entusiasmavano e lo esortavano a pubblicare, Majorana si richiudeva in se stesso bofonchiando che non valeva più di tanto la pena di discorrere su quell’argomento.”[2]

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A.M.: Nella prima puntata della rubrica si è parlato delle doti innate di Majorana che si manifestarono sin dalla tenera età; in questa seconda puntata dal titolo “L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale”, invece, racconti del rilevante incontro con il fisico tedesco Werner Karl Heisenberg spostando poi l’attenzione verso il radicale cambiamento di strategia militare da parte degli statunitensi. Perché Heisenberg, laddove Enrico Fermi fallì, convinse lo scontroso Majorana a pubblicare un articolo sulla teoria nucleare?

Vincenzo Di Michele: Per rispondere a questa domanda inizierò dalla fine del capitolo nel quale cito la straordinaria filosofa Hannah Arendt (1906 ‒ 1975) ed il suo “La banalità del male”, una testimonianza importantissima del processo ad Adolf Eichmann, svoltosi a Gerusalemme, dopo la cattura da parte del Mossad avvenuta la sera dell’11 maggio 1960.

Adolf Eichmann, soprannominato il “Contabile dello sterminio”, è solo uno dei tanti tedeschi che trovò rifugio nell’America del Sud ma è, forse, il più celebre perché fu il protagonista del primo processo per crimini contro l’umanità avvenuto in Israele.

Hannah Arendt, come altri giornalisti da tutte le parti del mondo, prese parte ai circa otto mesi di processo con 121 udienze che decretarono la morte per impiccagione, il 31 maggio 1962, con successiva cremazione e dispersione delle ceneri nel Mediterraneo per evitare possibili memoriali.

Ormai è Storia ‒ quella con la “s” maiuscola ‒: gli americani facilitarono la fuga dei nazisti dall’Europa, Eichmann non è di certo il più sanguinario dei nomi che, nei decenni successivi alla guerra, sono venuti alla luce. In questo secondo capitolo, infatti, racconto del Macellaio di Lione (Nikolaus Barbie), del capo delle SS in Italia (Karl Friedrich Otto Wolff), del responsabile della deportazione di centomila ebrei dall’Olanda (Erich Deppner), del capitano delle SS-Totenkopf nei lager polacchi (Werner Krassowski) ma anche di esponenti del governo statunitense come Allen Welsh Dulles, divenuto capo dei servizi di spionaggio.

E su quest’ultimo mi soffermo perché fu il referente dell’Operazione Sunsire, ovvero delle trattative di negoziazione della resa di tutte le forze tedesche operanti in Italia con il già menzionato Wolff. I primi colloqui esplorativi ed i successivi retroscena furono ovviamente all’insaputa di Adolf Hitler e degli altri alleati con i quali si era stipulato a Casablanca, come di certo si ricorderà, l’accettazione della sola resa incondizionata da parte del Terzo Reich.

I criminali nazisti trovarono rifugio in America così come lo fecero, con ben altre motivazioni, gli scienziati prima e durante la Seconda guerra mondiale. Non citerò i nomi degli scienziati reclutati dopo il 1945 ma vi illumino solo sui numeri: tramite il programma segreto statunitense denominato Operazione Paperclip si traferirono oltre 1600 scienziati e tecnici tedeschi, perlopiù ignorando consapevolmente il passato nazista ‒ ex membri ed ex leader del Partito nazista ‒, con lo scopo di essere avvantaggiati rispetto all’esercito sovietico. E se l’estremo Occidente ne reclutò 1600 si vocifera di circa 2200 specialisti tedeschi “reclutati” dall’Unione Sovietica con l’Operazione Osoaviakhim durante la sola notte del 22 ottobre 1946.

Ben altri sono i numeri di coloro che chiesero asilo, il più celebre è il fisico teorico Albert Einstein che lasciò la Germania nel 1932 ed aiutò a promuovere il Progetto Manhattan, e se questo nome vi suona familiare è perché è stato il progetto di ricerca e sviluppo che portò alla realizzazione delle prime bombe atomiche. Il fisico nucleare tedesco Hans Bethe, anch’esso espatriato, ne divenne capo della divisione teorica. Ed ancora il fisico ebreo-ungherese Leo Szilard, il fisico premio Nobel James Franck ed il famoso “padre della bomba all’idrogeno” Edward Teller furono assoldati nel suolo americano non solo per avanzare nelle ricerche nel campo della fisica ma soprattutto per evitare che la Germania nazista potesse sfruttare le scoperte di queste menti eccezionali.

Dagli anni Trenta, infatti, i fisici di tutto il mondo produssero acquisizioni di conoscenze incomparabili, ad esempio Enrico Fermi, nel 1934, espose la formazione di isotopi grazie al bombardamento dell’atomo con neuroni. In questo contesto portentoso della Storia che Ettore Majorana accettò una sovvenzione ‒ una vera e propria borsa di studio in Germania ‒ per un viaggio a Lipsia con lo scopo di conoscere la produzione dei colleghi tedeschi. Anche in questo caso Enrico Fermi giocò un ruolo fondamentale convincendo il silenzioso e restio Majorana alla partenza. E fu proprio durante questo viaggio che il fisico di Catania conobbe una delle menti che più gli rimasero impresse e che gli mutarono il carattere: Werner Karl Heisenberg (5 dicembre 1901 – 1° febbraio 1976).

Majorana, nelle sue lettere alla madre, parla sovente e con entusiasmo di questo sodalizio non solo per alcune affinità di vedute nel campo della fisica ma anche per una sincera amicizia dovuta alla vicinanza filosofica con la quale era necessario toccare gli argomenti della complicata disciplina. Come esempio riporto un breve estratto di una di queste lettere, presente anche nel volume “Majorana, il prezzo del genio”: “La sua compagnia è insostituibile e desidero approfittare finché sono in compagnia di Heisenberg; egli ama le mie chiacchiere e mi insegna pazientemente il tedesco”.[3]

Vincenzo Di Michele citazioni Ettore Majorana
Vincenzo Di Michele citazioni Ettore Majorana

Majorana percepisce in Heisenberg uno spirito affine e penso sia per questo motivo che, per l’appunto, laddove Enrico Fermi fallì cioè nello spronare il giovane genio alla pubblicazione delle sue teorie, il fisico tedesco, amante anch’esso degli scacchi, riuscì a far pubblicare nel Giornale di fisica (Zeitschrift für Physik) l’elaborato “Sulla teoria nucleare” (Über die Kerntheorie). Così come si sottolinea nell’estratto iniziale il comportamento di Majorana assomigliava più ad una presa in giro nei confronti dei colleghi rispetto alla sana competizione che ci si aspetterebbe dagli uomini di scienza. Che avesse un genio innato così di alto spessore era ormai certo e forse ciò che il fisico di Catania provava era una sorta di noia rispetto alle teorie di tanti suoi colleghi, solo Heisenberg riuscì a quel tempo a farlo lampeggiare di interesse.

Ho avuto una lunga conversazione con Heisenberg che è persona straordinariamente cortese e simpatica. Ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che a Heisenberg è piaciuto molto, benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria. […] Heisenberg ha parlato della teoria dei nuclei e mi ha fatto molta réclame a proposito di un lavoro che ho fatto qui. Siamo diventati abbastanza amici in seguito a molte discussioni scientifiche e ad alcune partite a scacchi.”[4]

Si avrà modo, nelle prossime puntate della rubrica, di trattare in modo più approfondito del ritorno di Majorana in Italia e dei ragazzi di via Panisperna, e per oggi vi lascio con una suggestione musicale che proviene dalla stessa isola del nostro protagonista.

“[…] Che cosa resterà di me, del transito terrestre?/ Di tutte le impressioni che ho preso in questa vita?// Mi piacciono le scelte radicali/ La morte consapevole che si autoimpose Socrate/ E la scomparsa misteriosa e unica di Majorana/ La vita cinica ed interessante di Landolfi/ Opposto, ma vicino a un monaco birmano/ O la misantropia celeste in Benedetti Michelangeli// […]” ‒ “Mesopotamia”, brano del 1989 di Franco Battiato

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Anticipazione: la terza puntata della speciale rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” avrà come titolo: Il nazismo al potere e la fuga degli scienziati dall’Europa.

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Info

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Sito Vincenzo Di Michele

Rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio”

 

Note

[1] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genioEdizioni Vincenzo Di Michele, 2026, p. 7

[2] Ibidem, pp. 10-11

[3] Ibidem, pp. 27-28

[4] Ibidem, p. 27

 

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